EXCLUSIVE by ACI BLUETEAM

Tested for You: Saudi Red Sea

Esploriamo il lusso, viviamo la destinazione, la testiamo per voi

In qualità di Luxury Travel Designers, ci impegniamo a scoprire le destinazioni più affascinanti, selezionando esperienze autentiche ed esclusive. Grazie a Partnership con i migliori brand del settore, offriamo resort e attività straordinarie con un servizio su misura e impeccabile.

Un viaggio nel Red Sea dell'Arabia Saudita, destinazione emergente, nuova frontiera del lusso: resort disegnati da archistar immersi in paesaggi mozzafiato ed esperienze esclusive da vivere con spirito pionieristico. 

Red Sea, la nuova destinazione di lusso firmata dalle archistar

Cinquecento chilometri a nord di Gedda, fra le città costiere di Al Wajh e Umluj sta nascendo uno dei progetti più faraonici del XXI secolo, in totale simbiosi con la natura e l’ambiente. Il Red Sea dell’Arabia Saudita è un paradiso di oltre 1.100 isole incontaminate, sparpagliate su un mare azzurro bottiglia attorno al quarto reef più vasto del Pianeta, che il governo dell’Arabia Saudita ha inserito nel piano Saudi Vision 2030 per diversificare l’economia, riducendo la dipendenza dal petrolio e promuovendo il turismo di lusso.

Arcipelaghi incontaminati, deserti, oasi naturali e una spolverata di isole nate dalla sabbia e il corallo, sono i nuovi rifugi di lusso per chi cerca il mare tutto l’anno, lontano dalla folla e con i più innovativi confort d’alta gamma. Per realizzare le location sono stati chiamati studi di architettura blasonati, da Kengo Kuma a Foster + Partners, e l’anima ecologica del progetto prevede l’utilizzo di energie rinnovabili, un basso impatto ambientale e standard elevati in materia di biodiversità, riciclo dell’acqua e dei rifiuti.

In anteprima, abbiamo “testato per voi” l’esclusività di questo modello di turismo generativo. Abbiamo visitato due resort di lusso sul mare e uno nel deserto roccioso, i più belli fra i cinque finora inaugurati, dove gli alti standard del servizio si sposano alla spettacolarità della location.

L’emozione è stata davvero grande.



Volo con Qatar Airways, la migliore business class al mondo

La compagnia

Il viaggio verso l’Arabia Saudita è un’esperienza fin dalla partenza. Con Qatar Airways, la compagnia qatariota premiata anche quest’anno come World’s Best Business Class Airline, si vola a bordo di moderni A350-900 facendo scalo a Doha, un aeroporto moderno e accattivante che regala molte esperienze fra un volo e l’altro, compresi i giardini indoor e una collezione di opere d’arte: anche per questo è stato dichiarato Best Airport in the Middle East per l’undicesimo anno consecutivo agli ultimi Skytrax World Airport Awards. Lo scalo lì diventa un piacere, e per imbarcarsi sugli aerei diretti in Saudi Arabia si sale a bordo di lussuosi pulmini con le poltrone in pelle e un’eleganza sopra le righe, che anticipano il confort della Business Class una volta a bordo.

L'experience

Quando si organizza un viaggio, di solito ci si concentra sull’hotel e sulla destinazione, senza pensare troppo alla compagnia aerea con la quale si volerà. In realtà il vettore è molto importante – soprattutto nelle tratte più lunghe – e se paragoniamo le compagnie aeree agli hotel, Qatar Airways è un “cinque stelle” che offre un servizio all’altezza della reputazione. Appena saliti a bordo, il personale di cabina si è presentato con cortesia, offrendoci un drink di benvenuto e un asciugamano, assicurandoci che si sarebbero presi cura di noi per l’intera durata del volo. Ci hanno illustrato le funzioni del sedile, che da poltrona si trasforma in un letto di 208 cm di lunghezza, con un comodo materasso e una trapunta che ti permettono di riposare come nella camera di un hotel. Abbiamo apprezzato anche il kit di cortesia (diversificato tra uomini e donne) firmato Diptyque. L’equipaggio è stato estremamente professionale e attento durante tutto il viaggio. 


 

Nota di merito

Oltre all’alto standard dei servizi, il vantaggio di volare con Qatar Airways è dettato dal fatto che si tratta di un volo notturno, con arrivo a Doha e ripartenza per l’Arabia Saudita in tempi veloci ma comodi, studiati apposta per ottimizzare la durata del viaggio. Fantastico il menu della Business Class, con un’ampia scelta di piatti gourmet abbinati a bevande e vini ricercati. 

Considerazioni finali

Il viaggio in Business dall’Italia a Doha, si trasforma in Prima Classe nella tratta verso l’Arabia Saudita. Questo dà diritto di accedere alla First Class Lounge Al-Safwa in aeroporto: un capolavoro di architettura e interior design, dove l’ospitalità e i servizi di altissimo livello garantiscono una sensazione di vero relax. Sembra di trovarsi in un altro mondo, con la fontana iconica al centro della struttura, la Spa, le camere per il riposo e la ristorazione di altissima qualità. Da lì i passeggeri di Prima Classe possono imbarcarsi direttamente senza dover passare dal gate: noi siamo stati accompagnati all’aeromobile con una lussuosa navetta privata, dotata di comodi sedili in stile divano.



Desert Rock resort, il lusso nella roccia 

Il resort

È possibile trasformare il deserto in un’oasi di pace, lusso e serenità? A Desert Rock non solo ci sono riusciti, ma hanno saputo regalarci momenti incredibili scanditi da un continuo effetto sorpresa. Disegnato dallo studio americano Oppenheim Architecture con il contributo dello Studio Paolo Ferrari per gli interior, questo resort di lusso dista 20 minuti di macchina dalla costa del Mar Rosso saudita (e dal Red Sea International Airport) ed è perfettamente integrato nel paesaggio montano delle Hejaz mountains, anzi, di più, è la montagna stessa che si fa resort visto che alcune suite sono scavate all’interno della roccia, con una vista pazzesca sulla vallata. Per chi preferisce le ville, le tipologie variano dalle Wadi Villas e le Cliff Hanging Villas con una o due camere da letto, alle Mountain Crevice Villas, suggestive sia in termini di vista panoramica che di raffinatezza e cura nel design. L’apoteosi del lusso è la Royal Villa nella parte destra del resort, quella dotata di maggiore privacy: le sue tre camere da letto gravitano attorno a un’area-giorno luminosa in formato extra-large, con una cucina perfettamente attrezzata dove il maggiordomo prepara pranzi e cene per i fortunati ospiti che vi risiedono.

L'experience

“Hafawa”: si chiama così nella cultura araba il senso dell’ospitalità, quello con i quali veniamo accolti dal direttore Thomas e dal suo staff, dopo aver percorso a piedi il piccolo canyon color ocra che dal gate d’ingresso conduce nel cuore del resort. Un caffè al cardamomo e una breve e interessante spiegazione sul mood di questo incredibile luogo nascosto fra le montagne, poi i buggy ci portano nelle Cave Suite scavate nella montana dove facciamo subito un bagno nella plunge pool privata a sfioro sulla vallata, cercando con lo sguardo i luoghi “sociali” del resort che visiteremo fra poco. Il cuore è la reception con il caminetto sempre acceso in inverno, i divani eleganti davanti alle pareti vetrate, il ristorante per la colazione affacciato sulla piscina, e quella che per noi è una vera sorpresa: una grande sala piena di dischi in vinile, da acquistare o da ascoltare sul posto, seduti su una morbida poltrona e con un whisky on the rocks (in versione locale, rigorosamente senza alcol) sempre pronto. Verso sera la vita del resort si anima nell’edificio in pietra e legno che ospita il bar – in parte coperto e in parte openair, per ammirare le stelle di notte – e il ristorante Nyra, supervisionato dallo chef turco Osman Sezener, stella Michelin a Bodrum e Izmir e pioniere della filosofia farm-to-table. Ceniamo in terrazza, davanti all’anfiteatro di montagne che al calar del sole si accendono di rosso grazie alle proiezioni luminose studiate per incantare gli ospiti, mentre lungo le strade che conducono alle ville brillano mille lanterne. L’atmosfera magica sembra quella delle occasioni speciali, invece è così ogni sera, ed è una vera poesia. 

La mattina successiva, dopo un massaggio nella Spa nascosta fra le rocce, scegliamo di vivere alcune delle esperienze adrenaliniche proposte dal resort: prima l’arrampicata, poi la zipline, infine una pedalata in e-bike lungo i sentieri di sabbia che circondano Desert Rock. Lasciamo all’ultimo giorno il ponte tibetano, che è anche il punto di partenza per raggiungere con un “gioco” di scale e passerelle ancorate alla roccia, l’Osservatorio adagiato sulla montagna più alta. Da lì il tramonto è bellissimo, e come ci spiega Thomas su richiesta vengono organizzate cene romantiche per una o due coppie. Vista la difficoltà della risalita, gli ingredienti per cucinare li portano con il drone.



Nota di merito

Le 64 fra ville e suite del Desert Rock resort quasi non si vedono, perché lì è tutto pensato in funzione della privacy. Anche quando il resort è pieno è difficile incontrare gli altri ospiti, lo spazio a disposizione è vasto e gli architetti l’hanno valorizzato con gusto, lasciando a ogni villa (o suite) il giusto confine privato. All’amore per la riservatezza si affianca quello per l’ambiente, visto che questo resort di lusso è costruito con materiali locali, ha un innovativo sistema di riciclo dell’acqua ed è certificato LEED Gold. La sobria eleganza del design si sposa con il minimalismo architettonico, le luci nelle camere sono perfette, calibrate per illuminare l’ambiente o anche solo i dettagli più ricercati. Una curiosità non scontata è la scelta del maggiordomo in versione whatsapp, velocissimo, divertente, presente 24 ore su 24 e poliglotta: puoi scrivergli in italiano, lui traduce automaticamente e in pochi secondi ti risponde. 

Considerazioni finali

Il Desert Rock resort è adatto a tutti, coppie, amici e famiglie con i bambini, che qui trovano anche un attrezzato kid’s club. A chi non ha figli consigliamo le nostre suite nella montagna, perché quella è un’area adults only e gode di una speciale riservatezza. Il resort si può vivere sia in estate sia in inverno, quando le temperature scendono e alla sera ci si ritrova in giacca a vento seduti attorno al fuoco, ad ascoltare le guide escursionistiche che ti raccontano delle mille culture che hanno vissuto, o che sono passate, in questo lembo magico di deserto.  



 


St.Regis, il primo resort di lusso del Red Sea 

Il resort

Si arriva al St. Regis Red Sea Resort dopo 45 minuti di navigazione dal porto turistico di Turtle Bay, sulla costa saudita del Mar Rosso, a bordo di un mini yacht di lusso simile in tutto e per tutto alla business class dell’aereo (l’alternativa è un breve volo in idrovolante in partenza dal Red Sea International Airport). Primo ad aprire fra i Red Sea resort dell’Arabia Saudita, il St. Regis è un’oasi di lusso del gruppo Marriott International, disegnata dall’archistar giapponese Kengo Kuma sull’isola incontaminata di Ummahat (parola araba che significa “madre”): un’isola privata circondata da una ricca fauna selvatica, ecosistemi marini e meraviglie naturali come il reef che esploreremo il giorno successivo.

Fronte mare, oppure overwater a forma di conchiglia, le 90 ville del resort offrono sistemazioni eleganti da una a quattro camere da letto, ciascuna con piscina privata e terrazza solarium. I cinque bar-ristoranti differenziano la proposta gastronomica con un occhio di riguardo ai prodotti provenienti da aziende agricole e pescatori locali, e a completare l’offerta ci sono una Spa esclusiva, due grandi piscine nel cuore dell’isola, i campi da tennis, un attrezzato centro fitness aperto 24 ore su 24 e un fantastico kid’s club.​

L'experience

Arrivati sull’isola, la prima cosa che sogniamo di fare (dopo il pranzo in stile mediorientale al ristorante Nesma) è quella di rilassarci sulla spiaggia. Le nostre beach villa sul lato est, quello “vista alba”, hanno un’invitante plunge pool circondata da cuscini blu extra-large e chaise longue color sabbia. Il nostro butler personale però ci consiglia (a ragione) di andare sulla spiaggia principale, una lunga distesa bianca di granellini di corallo simili a quelli di Zanzibar, dove ci aspettano grandi cabanas in legno con le tende chiare in cotone, il ventilatore a pala sul soffitto dal sapore coloniale e un cameriere sempre pronto a servirci il nostro drink preferito. 

Per raggiungerla non chiamiamo il buggy, preferiamo le biciclette che ogni villa ha in dotazione, adatte anche a pedalare sulla sabbia. Accanto alle cabanas, nel Centro Watersports si possono prenotare il windsurf, i kayak, la tavola da Sup e l’eFoil, oltre alle escursioni organizzate con il Dive Center della vicina isola Nujuma, a Ritz-Carlton Reserve, per avvistare i delfini e fare snorkeling (o immersioni) lungo la barriera corallina. 

Nota di merito

In questo resort di lusso sul mare dell’Arabia Saudita, il senso di pace e relax non è l’unico aspetto straordinario. L’architettura progettata da Kengo Kuma riflette le forme organiche del paesaggio attraverso linee ondulate che evocano il moto delle onde e il disegno delle dune del deserto. Gli arredi su misura sono ispirati al mare, dalle maniglie a forma di corallo stilizzato alla trama grafica dei pavimenti simile al carapace delle tartarughe, i colori delle stanze ricordano l’acqua azzurra e la sabbia. 

Per realizzare il resort sono stati utilizzati materiali naturali con un forte ricorso alla prefabbricazione, evitando così l’utilizzo di getti di calcestruzzo dannosi per l’ambiente, e coerentemente con la visione green del progetto Red Sea Global, tutto è votato alla sostenibilità: dalla riduzione dell’impronta di carbonio alla salubrità degli spazi interni, all’illuminazione garantita dai pannelli solari collegati al grande impianto della “solar farm” sulla terraferma.​

Considerazioni finali

Il St. Regis è il rifugio ideale per chi cerca un’esperienza di lusso in sintonia con la natura. Indicato sia per coppie sia per famiglie, consente di vivere una full immersion in un ambiente incontaminato, estraneo ai grandi flussi turistici e con plus invidiabili, come il clima vivibile tutto l’anno, senza il rischio di monsoni e acquazzoni tropicali. Gli amanti del mondo sommerso trovano un reef pazzesco perché qui i coralli non hanno subito il coral bleaching, l’effetto sbiancatura causato dal surriscaldamento. Un altro vanto non trascurabile, è che sull’isola nidificano le tartarughe marine.



Nujuma, a Ritz-Carlton Reserve

Il resort

Il Ritz-Carlton a Nujuma è uno di quei luoghi che ti entrano subito nel cuore. Primo Ritz Carlton Reserve del Medio Oriente, si raggiunge in 10 minuti di barca dal vicino St. Regis resort, e fin dal primo momento capisci di essere arrivato in un posto speciale. Non c’è reception perché il check-in si fa in camera con il maggiordomo privato, ma sul molo d’approdo è presente un elegante salottino open air con bar, divani e ombrelloni per ripararsi dal sole, dove servono cocktail strepitosi di benvenuto. Tutto elegante e misurato, come ci si aspetta da un resort di lusso progettato da Foster + Partners e ispirato alle forme delle conchiglie, con interni raffinati in materiali naturali sui toni del sabbia e preziosi tocchi local, dalle ceramiche tradizionali ai tappeti sauditi tessuti a mano, agli arazzi che raccontano la cultura locale. 

Le 65 ville, tutte con piscina privata e accesso diretto al mare, godono della privacy più totale. Nelle beach villa il giardino è incorniciato da piccole dune di sabbia ricoperte di vegetazione, nelle watervilla disposte ad anello attorno a un pontile in legno, le vetrate si spalancano sull’azzurro del mare, e per chi vuole maggior spazio ci sono le ville extra large con tre camere da letto. Raffinata anche l’offerta gastronomica, declinata in cinque fra bar e ristoranti che omaggiano la tradizione araba con tocchi francesi. Il più spettacolare è Sita, tre padiglioni collegati da un gioco di arcate ricoperte di corda (materiale, questo, onnipresente nel resort) dove servono anche la prima colazione à la carte, con il pane cotto al momento nel forno a legna.

L'experience

Al Nujuma, a Ritz-Carlton Reserve, per rilassarsi basta guardare l’azzurro del mare. Noi però abbiamo voluto provare un massaggio all’olio di moringa e lo yoga al chiaro di luna nella Spa Neyrah, un santuario olistico ispirato alla tradizione locale. Alla Conservation House, uno spazio pensato per diffondere la conoscenza della cultura araba, abbiamo ascoltato i racconti sulla vita marina e la storia saudita, e pedalando con la nostra bicicletta personale lungo le coste dei due isolotti sui quali è costruito il resort, abbiamo fotografato le mangrovie che rappresentano un eco-sistema fondamentale per la vita degli uccelli marini. 

Indimenticabile l’escursione in barca con gli esperti del Galaxea Dive Center, per nuotare con maschera e pinne fra le centinaia di specie di pesci che popolano il quarto reef più esteso del mondo: un paradiso con 300 specie di coralli e oltre 1.100 specie marine, alcune delle quali endemiche, che i resort di lusso come il Ritz-Carlton tutelano grazie a tecnologie a basso impatto sui coralli. Un esempio? Le barche per raggiungere la barriera corallina sono elettriche, in modo da evitare la dispersione del carburante nel mare. ​


 

Nota di merito

Di giorno si nuota in un mare azzurro come il cielo, ma al Nujuma, a Ritz-Carlton Reserve anche la notte è speciale, perché senza l’inquinamento luminoso il cielo è un tappeto di stelle che brillano di riflessi sulla sabbia bianca dell’isola. Dopo il tramonto le luci nel resort si abbassano, e ogni ospite può ammirare il firmamento con il telescopio della propria villa, o in compagnia dell’astronomo che dispensa lezioni di stargazing aiutandoti a riconoscere astri e pianeti. Nujuma, infatti, in arabo significa stelle, e richiama simbolicamente i tempi in cui nel Mar Rosso i marinai navigavano lasciandosi guidare dalla loro luce nel cielo. 

Considerazioni finali

Noi ci siamo arrivati in pochi minuti di barca dal St. Regis, ma questo resort di lusso nel Red Sea Saudita è collegato alla terraferma da un servizio di barche in partenza da Turtle Bay e dagli idrovolanti che decollano dal vicino Red Sea International Airport, regalando lo spettacolo di un mare azzurro e incontaminato, punteggiato di isole coralline e anelli di mangrovie. È un resort attrezzato per i bambini, con un divertente kid’s club e uno staff esperto dedicato. Per noi, però, la vera esperienza è stata interiore: i richiami continui alla cultura locale, declinati in ogni tipo di esperienza – dalla Spa allo stargazing – hanno saputo regalarci emozioni intime e preziose. Un viaggio a Nujuma, è anche un viaggio dentro sé stessi. 



Una sorpresa davvero exclusive

Riyadh, dove tutto è cominciato 

Prima di lasciare l’Arabia Saudita abbiamo voluto toccare con mano l’origine di tutto. Dal Red Sea International Airport in meno di due ore siamo atterrati a Riyadh, la capitale del Paese, dove fervono i preparativi per l’Expo del 2030. Più dei grattacieli e delle architetture che stanno sorgendo alla velocità della luce, a noi interessava scoprire l’origine della civiltà che abbiamo imparato ad amare durante il viaggio, così siamo andati a Diriyah, il quartiere nella parte nord-ovest della metropoli, dove ci è stata riservata una visita esclusiva in compagnia di Salman, il Tourism relations manager. Salman ci ha accolti nell’headquarter del sito storico facendoci servire un ottimo caffè arabo (che oltretutto è stato dichiarato Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco), e ci ha accompagnati nel padiglione Vip di Diriyah, dove l’ingresso è esclusivo, solo su prenotazione. 
 

Passo dopo passo, la nostra “guida speciale” ci ha condotti nell’avveniristico Visitor Centre che illustra la nascita di questa città del XV secolo considerata la culla del primo Stato saudita, e poi ad At-Turaif, il cuore di Diriyah che nel 2010 è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Camminando in sua compagnia fra le strade abbracciate da architetture di mattoni di fango, abbiamo fatto il pieno di bellezza e di storia, scoprendo aneddoti e vanti come l’importanza del cavallo nella cultura araba.




Dopo il tramonto Salman ci ha condotti nel suq pieno di ristoranti e di luci, raccontandoci che quella è solo una piccola parte dell’esperienza, perché attorno alle mura storiche sta nascendo una nuova città, la Diriyah del futuro, ecologica, interamente pedonale (le strade e i parcheggi per le macchine sono tutti underground) e parte del progetto Saudi Vision 2030. Ci torneremo sicuramente fra qualche anno, quando sarà ultimata, per ammirarne la grandeur.

Dove sarà il prossimo viaggio?

Siamo sempre alla ricerca di destinazioni affascinanti da scoprire per voi. Il nostro prossimo viaggio Tested for you è ancora un segreto, ma nel frattempo potete dare un’occhiata a quelli che abbiamo già fatto, dal Sultanato dell’Oman ai resort più belli delle Maldive

 

Cosa abbinare a Red Sea…

Il Saudi Red Sea è una destinazione a sé, ma il nostro consiglio è di abbinarla alla visita di AlUla, l’oasi nel nord-ovest del Paese famosa per i suoi siti archeologici e i paesaggi desertici mozzafiato. AlUla è anche il principale sito Unesco dell’Arabia Saudita, e dalle coste del Red Sea dista davvero poco, meno di tre ore di macchina su un’ottima strada asfaltata. Da non perdere.

Curiosità sul Saudi Red Sea

Anima Green

Nessun rifiuto in discarica, niente scarichi in mare, niente plastica monouso e l’obiettivo di raggiungere una neutralità di carbonio del 100%. Il Red Sea Global Project dell’Arabia Saudita ha un’anima ecologica, nonostante l’ambiziosità del progetto che nel 2030, quando sarà ultimato, vedrà sorgere 50 hotel di lusso e un migliaio di residenze private su un’area incontaminata di 28.000 kmq, facilmente raggiungibile grazie all’aeroporto internazionale appena inaugurato a un passo dalla costa.

Qualche info utile

Il Mar Rosso Saudita è un luogo sicuro. Per entrare nel Paese ci vuole il visto turistico che dura un anno e comprende anche l’assicurazione sanitaria. Nei resort gli abiti e i costumi occidentali sono la norma, l’unica restrizione riguarda le bevande alcoliche che sono vietate in tutto il Paese. È una destinazione turistica da vivere in ogni momento dell’anno, anche se a luglio e agosto le temperature possono essere molto alte, mentre in inverno in certe giornate l’acqua è relativamente fresca per via del vento.

Un reef da Guinnes

Il reef del Mar Rosso Saudita è il quarto più ampio del mondo: si estende lungo 1.840 km di costa e conta oltre 300 specie di coralli e 1.100 specie di pesci, il 10 per cento dei quali vive solo lì, al largo delle città di Al Wajh e Umluj e fra le 90 isole del Red Sea Project. 



Le parole del Team:

“Red Sea è una destinazione emergente che promette di ridefinire i confini del lusso e dell’autenticità. È stato un vero onore essere tra i primi a toccare con mano resort spettacolari affacciati su un mare incontaminato, tra barriere coralline intatte e scenari da sogno. In EXCLUSIVE abbiamo colto subito il potenziale di questo progetto unico: non solo soggiorni di puro relax, ma anche esperienze dinamiche e di scoperta, come quelle offerte da Desert Rock, il resort incastonato nel cuore del deserto roccioso. Il Red Sea ha davvero tutte le carte in regola per diventare una destinazione UltraLuxury.”
Denis Bartesaghi, Brand Manager

“Visitare il Saudi Red Sea è stato come affacciarsi su il futuro dell’ospitalità di lusso, dove natura, design e sostenibilità convivono in perfetto equilibrio. Ogni resort racconta una visione diversa, ma tutti condividono un senso di esclusività autentica, mai artefatta. Desert Rock in particolare mi ha colpito per la sua integrazione totale con il paesaggio: un luogo che invita a rallentare, osservare, vivere il deserto con rispetto e meraviglia. Un viaggio che resta.”
Roberto Lietti, Travel Designer

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